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Bologna, nell’inferno di Sartre e dei nostri tempi Andrea Adriatico rilegge “A porte chiuse”, Teatri di Vita

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di Gaiaitalia.com

 

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C’è anche Giulio Regeni nell’inferno delle “porte chiuse” ideato da Jean-Paul Sartre e riletto da Andrea Adriatico nello spettacolo che ha debuttato lo scorso ottobre al VIE Festival. “A porte chiuse. Dentro l’anima che cuoce” di Andrea Adriatico e Stefano Casi, per l’interpretazione di Gianluca Enria, Teresa Ludovico, Francesca Mazza e Leonardo Bianconi, è un viaggio nell’inferno “dentro di noi” e nelle ferite attuali, come appunto l’omicidio di Regeni, che avvenne esattamente un anno fa.

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L’appuntamento è a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it), da mercoledì 25 gennaio a venerdì 3 febbraio, ore 21 (sabato ore 20; domenica ore 17; lunedì riposo). Lo spettacolo è una coproduzione Teatri di Vita-Akròama, con la collaborazione dei Teatri di Bari, con il sostegno del MiBACT. Scene e costumi di Andrea Barberini. E’ il secondo spettacolo della stagione “C’era una rivolta” di Teatri di Vita.

Jean-Paul Sartre scrive “A porte chiuse” (“Huis clos”) nel 1944, firmando uno dei capolavori della drammaturgia europea: un serrato dialogo fra tre morti che protraggono la loro pena semplicemente rigettandosi in faccia verità scomode. Una metafora delle relazioni sociali e della stessa identità, formata dalla prospettiva degli altri. Un’intuizione che rimane sempre potente per la sua capacità di descrivere i rapporti umani, e dunque le aberrazioni e forzature del giudizio altrui, anche 70 anni dopo, nell’epoca in cui il “controllo” dell’altro passa impietoso e violento attraverso i media e i social network, definendo un “inferno globale” che è l’ambiente in cui viviamo.

La lettura di Andrea Adriatico trasforma la celebre battuta di Sartre “L’inferno sono gli altri” in una ancor più sconvolgente “L’inferno è dentro di noi”. E inoltre trasforma il contesto storico in quello attuale, dove si ritrovano, per esempio, il funerale in stile “padrino” dei Casamonica a Roma e soprattutto l’omicidio di Giulio Regeni in Egitto.

Dopo gli “inferni” di Copi, Elfriede Jelinek, Koltès, Beckett o Pasolini, Andrea Adriatico approda all’opera più esplicita riguardante la pressione sociale come fonte di sofferenza per l’uomo della nostra epoca. E lo fa in una coproduzione che vede coinvolti Teatri di Vita, Akròama e Teatri di Bari, nell’ambito del VIE Festival.

Lo spettacolo rientra nel progetto “Atlante”: “progetto cervicale per chi soffre di dolori al collo, dolori da peso del mondo”, che si sviluppa attraverso gli spazi urbani. Dopo i primi tre spettacoli riuniti sotto il titolo “Bologna, 900 e duemila” e presentati negli spazi monumentali del capoluogo emiliano, ecco lo spazio tutto interiore e domestico di “A porte chiuse”, in attesa di arrivare al nuovo spazio della futura produzione “Chiedi chi era Francesco”, dedicata a Francesco Lorusso.

 

(18 gennaio 2017)

 




 

 

 

 

 

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