Al Teatro delle Moline Roberto Magnani dirige e interpreta “Macbetto o la chimica della materia. Trasmutazioni del Macbetto di Giovanni Testori”

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di Redazione, #Bologna twitter@bolognanewsgaia #Spettacoli

 

Roberto Magnani porta in scena al Teatro delle Moline, dal 7 al 9 febbraio, il Macbetto di Testori in una lettura incentrata sulla musicalità del teatro, MACBETTO o La chimica della materia. Trasmutazioni dal Macbetto di Giovanni Testori: una lingua poetica che si fa canto e reinvenzione, dando vita a un’opera materica, biologica, sviluppata in un farsi e disfarsi continuo. Attraverso i corpi e le voci dei tre performer, la parola di questo “groviglio di eros e streghe” si fa tangibile, concreta e ossessiva. Così spiega Magnani:

L’intenzione di lavorare sul Macbetto nasce dalla volontà di proseguire una particolare ricerca rivolta agli aspetti musicali della lingua teatrale. Il percorso, cominciato con E’ bal, poemetto in versi in dialetto romagnolo del poeta Nevio Spadoni, si inscrive nella storia del Teatro delle Albe segnata dalla visione artistica di Ermanna Montanari e Marco Martinelli, che dello stesso autore hanno messo in scena Lus e L’isola di Alcina.

La lingua che Testori inventa per questo testo ha una musicalità interna molto forte che sembra suggerire il ritmo ossessivo dei cori delle streghe del Macbeth di Giuseppe Verdi, e possiede entrambi gli andamenti contrastanti dell’Ouverture: la furia guerresca e lo sdiliquio amoroso. «Il Teatro esige una propria lingua – dice Magnani – che io cerco diversa e lontana da quella del quotidiano, e la lingua che Testori offre alla scena affascina proprio in quanto invenzione. Testori consegna in Macbetto una lingua poetica che si fa canto».

A partire dal testo originale il regista ne ha ricavato una riduzione, mantenendo solo tre figure, sottraendo dunque il Coro e omettendo l’ambientazione della chiesa sconsacrata. Il Teatro stesso diventa una sorta di chiesa s-consacrata, mentre alcune parti del Coro sono ridistribuite ai tre personaggi principali: Macbet, Ledi Macbet e la Strega. Le tre figure sembrano dettare un continuo e ciclico movimento di generazione vicendevole, come se fossero, ciascuna, una e trina.
Il maschile e il femminile sono in continua discussione, scambio, mutazione: il testo è intriso di un eros nero, oscuro e ossessivo. Eros e Priapo di Gadda sembra essere, infatti, il libro segreto che soggiace al testo, la traccia nascosta nel fondo di questo infernale Macbetto testoriano. Un incessante interrogarsi sul potere e sulla sessualità del potere – “Il Poteraz” – sul sesso come strumento di potere, tema quanto mai attuale.

Il testo è ricco di riferimenti al corpo, alla fisicità e alle sue perversioni. Aggiunge Roberto Magnani:

La medesima impurità caratterizzerà la relazione tra gli interpreti dello spettacolo. I tre attori-performer, provenienti da teatri e percorsi diversi, dovranno cercare la difficile intonazione di tre strumenti differenti, dell’unirsi restando disuniti, dell’amalgamarsi restando se stessi, per inquinarsi a vicenda preservando e facendo anzi esplodere la precisa identità di ciascuno. Intendo insieme cercare quell’accordo alchemico di diverse e peculiari lingue sceniche appreso in venti anni di bottega al Teatro delle Albe.

La programmazione del Teatro delle Moline è realizzata nell’ambito del progetto Cantiere Moline sostenuto da ATER Associazione Teatrale Emilia Romagna ed Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Informazioni:
Teatro Arena del Sole, via Indipendenza 44 – Bologna, biglietteria tel. 051 2910910 | biglietteria@arenadelsole.it | bologna.emiliaromagnateatro.com

 

 

(5 febbraio 2020)

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