Le intolleranze (dis)umanitarie del governo Meloni non si risolvono con i manichini a testa in giù

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di Daniele Santi

E’ certamente vero che occorre abbassare i toni; così ero che ad iniziare dovrebbe essere chi sta al governo che in questo senso non ha dato in passato, e non dà certamente oggi, esempio di parsimonia nell’elargire toni forti, spesso offensivi e che fomentano l’intolleranza e la divisione sociale.

Gli antagonisti bolognesi dei centri sociali da parte loro, hanno dato l’ennesimo esempio di caciara condita con stupidità e intolleranze al grido di vogliamo una bella vita e mettendo il manichino di Meloni, in bella vista a testa in giù. Noi che siamo antifascisti, e proprio per questo abbiamo anche collaboratori che guardano a destra e che sono antifascisti a loro volta, non possiamo che rimanere basiti di fronte all’immagine del fantoccio raffigurante Giorgia Meloni appeso a testa in giù attaccato alla Torre Garisenda: non ci pare proprio che possa chiamarsi antifascismo.

Così ci troveremo, pare inevitabile, nel bel mezzo di un gelido inverno vittime consapevoli di rigide intolleranze reciproche, schiavi dell’antico antagonismo destra sinistra di quello che ormai non se ne può più, con fantocci a testa in giù e “difensori” della democrazia (la loro) che prendono di mira anche i supermercati (uno in via indipendenza, in questo caso).

 

(11 novembre 2022)

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