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Quelli della “rifondazione” del PD ai quali l’Emilia Romagna non ha insegnato nulla

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di Daniele Santi #Lopinione twitter@bolognanewsgaia #Politica

 

E alla fine spuntarono nuovamente lo “scioglimento” del PD e la sua “rifondazione”. A parte che la parola “Rifondazione” al PD porta male, chiedetelo a Prodi, ciò che non si capisce è quale bisogno ci sia di rifondare per l’ennesima volta un partito che è stato rifondato alcune volte, una ogni lustro più o meno dalla svolta di Occhetto in poi, e che l’unica cosa che ha cambiato è il nome.

Ancora più esilarante è dire che è stato il “Covid-19” a “portare alla luce i nodi del partito” e non le numerose stupidaggini fatte nel corso della sua breve storia: dal partito “liquido” e non in liquefazione, quello è il M5S, al potere alle primarie e poi all’aborgazione delle primarie pare per Statuto, dal segretario-dittatorello alla Renzi al segretario piacione alla Zngaretti, tutto all’insegna del conservatorismo dalemiano splendidamente enunciato in apertura di intervista a Fabio Fazio citando De André: “Si danno buoni consigli se non si può più dare cattivo esempio”.

Dunque il PD, causa Covid-19, deve fare i conti per l’ennesima volta con se stesso e ricominciare a torcersi le budella nell’arrovellamento dell’autocoscienza e della critica interna che ripoerterà alla ribalta le ruminazioni intestinali di Gianni Cuperlo condite da bei paroloni, tanti concetti astrusi, nessuna capacità di sintesi e senticomeparlabene, diceva la macellaia di Imola. Capite? “Causa Covid-19” il PD andrebbe “rifondato”, e non perché dall’inizio della segreteria di Zingaretti dal partito non è giunta una sola proposta politica degna di essere ricordata.

Nemmeno la storica sconfitta inflitta a Matteo Salvini da Stefano Bonaccini, Elly Schlein e dalle Sardine in Emilia-Romagna riesce a fare uscire dalla sua morte immobile questo partito che cento ne dice e nemmeno una ne fa.

Si odono nell’aire suggerimenti subliminali – e nemmeno tanto – al Governatore dell’Emilia Romagna a prendersi in mano il baraccone. Ma Bonaccini ha qualcosa in comune con Matteo Renzi: non è scemo e l’Emilia-Romagna dopo averla vinta, bisogna governarla. E se macari il PD provasse a vincere le elezioni nelle urne, poi si ricorderebbe che dopo avere vinto tocca governare, e farlo bene, per continuare a vincere.

L’Emilia-Romagna insomma non gli ha insegnato niente, a quelli di Roma. Il mix di forze che volendo preservare il territorio nel quale vivono ha incrociato i programmi e portato Bonaccini alla vittoria, una 32enne bravissima alla vicepresidenza con oltre 22mila voti personali e portato alla ribalta nazionale un movimento come quello delle Sardine i cui punti programmatici invitiamo Zingaretti e Cuperlo a leggere al di là delle tentazioni monopolistiche e resistendo a pensare a come inglobarsi Mattia Sartori e compagnia.

Che al PD ciò che è successo in Emilia-Romagna a gennaio 2020 non abbia insegnato niente è qualcosa che fa politicamente piangere. Poi se vogliono rovistarsi nell’ombelico e discutere di rifondazioni, scioglimenti, liquefazione e zingaretticidi, continuino a farlo. Nel frattempo l’Italia va avanti e loro la capiscono sempre meno.

 

(11 giugno 2020)

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