Fare decidere alle persone in piena libertà se finire il loro cammino in questa vita? Nemmeno per sogno. Per queste destre e per la loro leader le libertà individuali sono un tema così sensibile che si devono arginare. Così il 12 aprile scorso la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Salute hanno depositato al Tar la richiesta di annullare la delibera di giunta che garantisce ai malati “il diritto di congedarsi dalla vita”.
La legge sul fine-vita che l’Emilia-Romagna ha votato è rimasta sul gargarozzo di Meloni e del suo governo che ha dato il via allo scontro fino alle aule del tribunale. L’esecutivo impugna un provvedimento amministrativo della Regione e chiede di annullare la delibera già approvata che dà le linee di indirizzo alle Ausl della Regione su come dare seguito alle richieste di fine-vita che, in piena autonomia, i cittadini possono richiedere ferme restando la linee guida contenute nella Legge.
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Ma il Governo non ci sta. Sta nell’ideologia retriva e illiberale dell’attuale esecutivo entrare nel privato dei cittadini pretendendo di decidere per loro in vita, in fine-vita, nella camera da letto. Il “la” allo scontro dopo il ricorso della consigliera di Forza Italia Castaldini presentato lo scorso marzo che non richiedeva la sospensiva non risultando alle Ausl, al momento, richieste di suicidio assistito.
Va ricordato che le fattispecie fissate dalla Corte Costituzionale per il suicidio assistito sono piuttosto rigide: il malato deve essere maggiorenne, capace di intendere e di volere, tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetto da una condizione clinica irreversibile, fonte di sofferenze intollerabili. Non è che uno si sveglia al mattino e decide per il suicidio assistito. In più la sanità in Emilia-Romagna funziona e le cure palliative sono molto sviluppate e diffuse. Sembra un ricorso ad orologeria a sostegno elettorale.
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(18 aprile 2024)
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