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Scusi, dove si va per il centro?

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di Marco Biondi

Alla semi-affiatata coppia Renzi/Calenda, non stanno arrivando buone notizie dalla urne. La prima delusione, abbastanza forte, è arrivata dalle elezioni regionali del Lazio.  Forti di un quasi 20% alle precedenti elezioni per il Sindaco di Roma – nelle quali Calenda ha persino rischiato di arrivare al ballottaggio – alle regionali, pur avendo sostenuto lo stesso candidato del PD, sono andati proprio male. Sono entrati a mala pena due consiglieri, gli altri tutti a casa.

In Lombardia, se possibile, è andata pure peggio. La loro candidata, strappata alla destra Berlusconiana, Letizia Moratti, ha avuto un 10% scarso, un risultato molto deludente, che ha fatto scopa con quello del PD, alleato, stranamente, con i 5Stelle, molto deboli in regione. L’ultima prova, quella dello scorso weekend in Friuli, ha dato l’ultima “mazzata”. Sono rimasti fuori, senza riuscire a superare lo sbarramento, totalizzando un misero 2,8%.Per un partito che ha l’ambizione di candidarsi come alternativa alla destra, non si può proprio parlare di risultati lusinghieri. Cosa succede, quindi?

L’annunciata fusione tra Azione e Italia Viva, sembra abbia addirittura frenato i consensi, che rimangono a livello di sondaggi nazionali inferiori, di molto, all’otto per cento, contro un’ambizione di quasi il doppio. La prima riflessione potrebbe portare a pensare che il consenso, già di per sé scarso, di Italia Viva, fosse legato in maniera indissolubile a quello del loro leader. Gli aficionados di Renzi, senza Renzi, la sua coalizione forse non la votano più. E suona strano, perché il Partito sembrava abbastanza radicato nel territorio e con rappresentanti tutt’altro che minori. Marattin, Boschi, Rosato, Bellanova, Bonetti, Tidei, Giachetti, Bonajuto, solo per citarne solo alcuni, sono personaggi di valore e discretamente noti, molti più di quelli di Azione, che, a parte Calenda, Richetti e forse Costa, non si può dire che siano famosi. Quindi, forse la fusione a freddo non funziona.

Un altro impulso sembrava dovesse arrivare dall’ascesa alla segreteria PD di Elly Schlein, la quale, con posizioni con decisa connotazione a sinistra e con non celate simpatie verso i cinque stelle, avrebbe potuto spingere gli elettori moderati verso il terzo polo. Cosa, evidentemente, non accaduta.

Ma ci sarebbe uno spazio centrista? Sulla carta si, ma forse manca qualcosa che attiri gli elettori. Un’ipotesi è che l’elettorato si sia ormai molto spostato sulla personalizzazione delle loro scelte. Più che il Partito, si vota, il candidato, il leader. Votano “la Meloni” più che Fratelli d’Italia, come hanno spesso votato Berlusconi, più che Forza Italia. Hanno gradualmente abbandonato il PD, privo di leader di spicco, e ora si stanno nuovamente avvicinando perché riconoscono in Elly Schlein una novità interessante. Salvini ha scaldato i cuori fino ad attrarre un elettore su tre, poi si è fatto conoscere, ed ora è pronto per l’oblio.

Il Terzo Polo non ha, evidentemente, alcun leader “che attrae”. Progetto fallito dunque? Forse no, a condizione che sia gestito bene.

Lo spazio politico è ampio. Per un’Italia con radici profondamente democristiane, l’idea di poter votare qualcuno che sia tranquillizzante ma determinato potrebbe avere successo. Però serve un leader che lo identifichi.  La sensazione è che Renzi sia un po’ troppo “avanti” quando teorizza un partito profondamente legato al movimento “Renew Europe”, siamo ancora troppo provinciali, oltre che essere sempre molto poco gradito, principalmente per le campagne avverse degli ultimi anni.

Se poi consideriamo che una graduale quanto inevitabile uscita di scena di Berlusconi, potrebbe portare molti suoi elettori a rivalutare una proposta centrista, in opposizione alla connotazione meloniana, decisamente di destra, ci si potrebbe attendere un futuro ben diverso. Ma non con Calenda. Evidentemente, non scalda.

Cari centristi, vi serve un leader. E se provaste su e-bay?

 

 

(5 aprile 2023)

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