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Non per essere “contro” a tutti i costi, ma questo sistema aveva ucciso la Cultura prima dei DPCM e dei post lacrimosi (lacrimali?)

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di E.T. #Lopinione twitter@bolognanewsgaia #Cultura

 

Non voglio cavalcare l’onda dell’essere contro a tutti i costi anche perché non ho mai amato le cattive compagnie, e ce ne sono tante, in queste ore, di cattive compagnie che si professano contro, ma siccome mi vanto di avere sempre detto quello che penso cercherò, come persona che di cultura ha sempre vissuto – fino a pochi mesi fa e tra acque più o meno agitate come tanti operatori del settore sanno, tra saldi di fatture mai avvenuti e corrispondenti saldi che non si sono potuti onorare – che il pensiero questo sistema l’aveva già ucciso, e molto prima del DPCM dell’ultimo weekend di ottobre.

Il teatro come lo desidereremmo era già morto da tempo, e l’ultima riforma Franceschini ha dato il colpo di grazia, dunque gli assessori che si indignano per la morte della Cultura tacciano, perché sono i primi a dovere stare zitti ora, dato che non hanno avuto il coraggio di parlare prima. Se poi c’è chi, nel buio, piange (immagine meravigliosa, suggestiva, proprio da assessore alla Cultura), sappia che c’è chi lotta, senza piangere, o avendo il buon gusto di non rendere pubbliche le lacrime ad uso propagandistico, perché è consapevole che non è stato ucciso solo il pensiero, ma anche il pudore. E non si sa che cosa faccia più danni.

Chi non ha avuto le palle di scegliere di essere una voce indipendente, al di fuori di tutti i circuiti, culturali ed informativi e di investirci sopra – a quell’indipendenza – i quattro schèi che aveva in tasca, non sa cosa voglia dire piangere nel buio. Non sa che quando sei così impegnato a far quadrare i conti e sai in anticipo che non ti arriverà un soldo dei miliardi di euro promessi, proprio perché sei fuori dal coro e ci vuoi stare, per piangere al buio (ci faccia il piacere l’assessora di Reggio Emilia…), non c’è tempo.

Voglio dire che la chiusura, la nuova chiusura, di teatri, cinema e sale di cultura non è una porcata? No. Non voglio dire che non la è. Voglio dire che di porcate in vita mia ne ho viste di molto più grandi, meno giustificate, più gratuite, mirate alla persona più che all’opera, e senza che ci fosse un virus potenzialmente mortale di mezzo (se poi siete di quelli che vi immaginate i carri armati per le strade, rock’n’roll [cit]…), un giorno ci scriverò un libro sopra quelle porcate, con nomi cognomi e indirizzi – se il Covid mi risparmia, of course – e non mi aspetto che piaccia.

Ciò che mi aspetterei è l’onestà intellettuale di chi la cultura la governa dai suoi uffici di politico, spesso benissimo arredati, e sceglie Facebook per parlare di lacrime al buio o simili Via col vento già vecchi prima di essere letti e che, in effetti, usano il potere che hanno per mantenere l’esistente anziché innovare verso ciò che non si vede, ma c’è già. Una cosa che si chiama nuovo e del quale questo paese ha tanto bisogno. Altro che “hanno ucciso il pensiero”.

Il “pensiero” l’hanno ucciso quelli che hanno deciso di stare “dentro” il sistema, nonostante avessero i mezzi per cambiare il sistema, ma quando c’è da scegliere tra salvare le proprie natiche e il “pensiero” (che è “come l’oceano, non lo puoi fermare, non lo puoi recintare” [cit.]) non c’è nemmeno da stare ad immaginare da che parte staranno quelli che poi scrivono i post a difesa della cultura.

Del resto il ministro Franceschini ha già pronta la risposta ed è che se protestate non avete capito niente, e mi riesce francamente difficile dargli torto, perché la distruzione della cultura non comincia con l’ultimo DPCM di Conte, no… E’ iniziata con i culi e le tette del Drive In, è continuata con coloro che sposarono Berlusconi, ed è continuata con il voto massiccio di quelli che si definiscono artisti al M5S, che la cultura l’ha definitivamente devastata.

Davvero, Covid o non Covid, prendersela con il DPCM dopo essere stati zitti per quarant’anni mi sembra un oltraggio alla cultura che si pretende di difendere. Ed è una vergogna.

Ora lapidatemi.

 

(26 ottobre 2020)

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1 Commento

  1. Non ti lapiderò. In parte condivido la tua analisi e in parte no. Sono convinta che i maggiori danni al sistema culturale italiano siano riconducibile al lungo periodo in cui il centro-destra ha guidato l’Italia. Decisamente meno a Dario Franceschini.
    Se vogliamo, lo stesso discorso vale per la Sanità e per l’Istruzione. I grandi danni perpetrati al sistema scolastico/universitaio da Maristella Gelmini molti li hanno dimenticati.

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