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Le “Camere separate” di Pier Vittorio Tondelli #Inscena a Teatri di Vita a 30 anni dalla pubblicazione dal 5 all’8 dicembre

di Redazione #TeatridiVita twitter@bolognanewsgaia #Spettacoli

 

Un romanzo intimo che racchiude il Tondelli segreto di fronte ai misteri dell’amore e della morte. E’ “Camere separate”, storia bruciante e autobiografica, pubblicata nel 1989, due anni prima della scomparsa del suo autore, avvenuta nel 1991. E proprio a Pier Vittorio Tondelli, enfant terrible della letteratura italiana degli anni ’80, in occasione dei 30 anni dalla pubblicazione del romanzo, Andrea Adriatico rende omaggio con uno spettacolo – anzi, “uno sguardo” – che nasce da quel suo ultimo libro. Si intitola “Biglietti da Camere Separate” (qui la nostra recensione del 2014, seguimmo lo spettacolo a Roma), con la partecipazione di Francesco Martino e Damiano Pasi, e sarà a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; info: www.teatridivita.it; 333.4666333) da giovedì 5 a domenica 8 dicembre (ore 21; sabato ore 20; domenica ore 17). Lo spettacolo, diretto da Andrea Adriatico, è costruito con le musiche originali di Massimo Zamboni e le canzoni di Angela Baraldi. Le scene e i costumi sono di Andrea Cinelli. Lo spettacolo è prodotto da Teatri di Vita, con il sostegno di Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna e Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

E domenica 8 dicembre la domenica si allarga: alle ore 11 è in programma il film “Cover boy” di Carmine Amoroso, con Eduard Gabia, Luca Lionello, Chiara Caselli, che ci riporta al clima del post-1989, con la storia di un migrante romeno in Italia, dei suoi incontri e dei suoi scontri. E a seguire, alle ore 13, ecco il brunch. Nell’ambito della stagione “Memories are made of this”, realizzata in convenzione con il Comune di Bologna e con il contributo della Regione Emilia Romagna, della Fondazione del Monte e della Fondazione Carisbo.

Due uomini in scena raccontano la storia in “tre movimenti” di Leo, scrittore omosessuale che deve fare i conti con un lutto importante nella sua esistenza: la morte del proprio giovane compagno Thomas. Sarà l’occasione per inseguire le tracce di sé disseminate nel tempo di una vita, dall’adolescenza inquieta in un paese della provincia padana al successo editoriale e ai viaggi per l’Europa mentre la geografia politica ed emozionale di un intero continente cambia pelle. Ma le “camere separate” sono anche la richiesta di un modello d’amore, capace di esprimersi solo per prossimità e mai per convivenze troppo opprimenti. Abbandonati gli istinti «libertini» del primo romanzo e la fenomenologia mondana dell’epoca «postmoderna», Tondelli scopre di aver superato la linea d’ombra dei 30 anni e riversa le sue inquietudini nel protagonista di Camere separate. Il rapporto tra Leo e Thomas è basato sulle «camere separate», tra attrazione e gelosie, tra passione e distacco. Un rapporto al quale Leo ripensa, soffocato dal dolore per la morte di Thomas e dalla sensazione di aver perduto per sempre anche la propria giovinezza e uno sguardo puro e irriverente verso la vita.

L’amore e il sesso vengono raccontati con le voci e i corpi dei due attori, attraverso le parole del romanzo, frantumando quella storia in innumerevoli «biglietti» che cercano di ricostruire ciò che forse si è perso per sempre. Andrea Adriatico mette, così, a punto una forma originale di teatro-romanzo, dalle affascinanti atmosfere visive e dalla potente fisicità dei performer.

Ho conosciuto Pier Vittorio Tondelli negli anni amari, in quel finire di secolo che ha sterminato le menti che ho amato di più nella mia prima giovinezza. Sì, gli anni ’80 sono questo per me: anni amari. L’Aids si è portato via i sogni della gente di quel tempo, e non li ha più restituiti. Anzi… ha regalato in cambio un sonno perenne, definitivo, ad un’intera generazione. Gli anni amari di Pier Vittorio Tondelli sono finiti così, nel 1991, vent’anni fa, al debutto di un Natale, in un letto d’ospedale. Non ha parlato mai della sua malattia pubblicamente. Non ha parlato mai del suo morire. Almeno in apparenza. L’ha però trasposta in un racconto carico di umanità legato alla morte altrui, usata come specchio per l’anima. Ha però parlato di omosessualità, di silenzio, di vita, di misteri delle emozioni, quasi suo malgrado. Ha percorso il suo tempo spaventato dall’essere considerato troppo giovanilista, troppo frocio per froci, troppo marchio per esordienti, troppo etichetta, secondo la moda che gli anni amari hanno trasmesso alla storia. In quegli anni non l’ho amato. Oggi è forse uno dei pochi autori di cui credo di aver letto quasi ogni riga. A cui ho dedicato una delle due sale del teatro che dirigo. Convinto come sono che non sia, come ingiustamente molti pensano, solo un autore del suo tempo, miseramente relegato nel turbine di weekend postmoderni. Per questo provo a restituire Camere separate in brevi biglietti, vent’anni dopo, sentendone proprio ora tutta la straordinaria potenza e attualità.

Così il regista dello spettacolo Andrea Adriatico.

 

(29 novembre 2019)

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