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Al Duse di Bologna il sipario d’autore di Luigi Manolfi

di Redazione #Bologna twitter@bolognanewsgaia #Spettacoli

 

L’opera d’arte proviene dalla collezione del Teatro Tuscany Hall di Firenze e rappresenta animali fantastici in velluto bianco, applicati su un drappo di sei metri e mezzo per dodici in velluto blu notte. Sarà in mostra per tutta la Stagione 2019/2020 al Teatro Duse di Bologna, via Cartoleria 42.

Dopo aver ospitato il sipario ‘Rossooro’ di Carla Accardi e ‘Applausi’ di Aldo Mondino,  un nuovo Sipario d’autore accompagnerà infatti la Stagione 2019/2020 del Teatro Duse di Bologna: è ‘Bestiario del firmamento’, realizzato nel 2018 dall’artista post-concettuale Luigi Mainolfi. L’opera d’arte fa parte dell’originale collezione di arte contemporanea del Teatro Tuscany Hall di Firenze. I sipari d’artista comprendono anche le opere di Getulio Alviani, Mimmo Paladino, Nicola De Maria e Pino Pinelli, che giungeranno sul palco del Duse ad impreziosire le prossime stagioni teatrali.

‘Bestiario del firmamento’, alto sei metri e mezzo e lungo dodici metri, rappresenta sagome di animali fantastici realizzati in velluto bianco, visioni ancestrali tipiche del lavoro dell’artista campano, applicati su uno sfondo di velluto blu notte, per l’artista colore del sogno e della poesia e che nel teatro, “forma d’arte vivente” come lo definisce lo stesso Mainolfi, trovano la loro collocazione ideale. ‘Sipario d’autore’ è un’inizitiva volta a portare la grande arte contemporanea sui palcoscenici più prestigiosi d’Italia, costruendo un ponte ideale tra i territori e le diverse discipline artistiche.

L’opera, visibile sul palco di Bologna per tutta la Stagione 2019/2020, è stata presentata in anteprima alla stampa dal direttore organizzativo del Teatro Duse Gabriele Scrima, dal responsabile del Teatro Tuscany Hall Claudio Bertini e dal critico d’arte Sergio Tossi.

Luigi Mainolfi, nasce in provincia di Avellino nel 1948. Dopo gli studi di pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel 1973 si trasferisce a Torino, in quegli anni centro dell’avanguardia artistica italiana. I primi lavori, tra il 1972 ed il 1976, indagano il corpo e il gesto. Nelle prime esposizioni/performances presenta calchi in gesso del proprio corpo, che lascia consumare nell’acqua (Cavriago 1977) o fa precipitare dall’alto al suolo (La performance, Galleria Civica d’Arte Moderna, Bologna 1977). Tra il 1979 e il 1980 completa La Campana (Galleria Tucci Russo, Torino 1981) e La Sovrana Inattualità (P.A.C., Milano 1982). Ha partecipato alle più importanti rassegne internazionali quali la Biennale di San Paolo, la Biennale di Venezia, la Biennale di Parigi, Documenta (Kassel). Tutto il suo percorso è volto a recuperare l’uso delle materie naturali, le materie prime che hanno fatto la storia della scultura, dal gesso alla terra, dal legno alla pietra, dal bronzo al marmo. Erede di una visione ancestrale del mondo e dell’opera dell’uomo, Mainolfi crea radure, alberi, montagne, città, soli, animali, personaggi, attingendo da un immaginario arcaico popolato da leggende e figure mitiche.

 

 

(14 ottobre 2019)

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