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Il Gay Pride a Modena scatena la reazione dell’Inquisizione cittadina… Non che ci si stupisca

di Giancarlo Grassi #Modena twitter@gaiaitaliacomlo #LGBTI

 

 

E così la ridente cittadina emiliana, principessa della scarsa tolleranza travestita da buonismo padano al ragù di porco, avrebbe deciso di ospitare il primo Gay Pride della sua gloriosa e grassa storia che si terrà il 1° giugno prossimo. Non stupisce. La gaudente Modena, città dalla quale tutta l’humana bontade nasce e muore anche, quella che “ciò che succede a Modena non succede nemmeno a New York… in proporzione” [la modestia è sempre stata il loro forte, di quelli in quella città lì], ha pensato bene di utilizzare la questione LGBTI a fare da contrappreso all’imminente cambio di governo, con la Lega che si mangerà il buon Muzzarelli come un hamburger.

Lo scriviamo sperando di sbagliarci.

Il Gay Pride locale si dovrebbe tenere (usiamo il condizionale perché alla nostra richiesta di informazioni ufficiali i sempre troppo impegnati attivisti non hanno ancora dato risposta) il 1° giugno prossimo ed ha dato la stura ad un comitato di nemmeno troppo vago stampo medievale, intitolato a “San Geminiano Vescovo” che, come denuncia il tweet di RadioZek che pubblichiamo qui sotto, vuole “riparare il danno all’Ordine naturale e soprannaturale che un tale evento comporta”. Chi spera che la frase si riferisca anche alla piaga dei preti pedofili nella Chiesa, riponga le sue speranze in altro loculo.

 

 

Ecco dunque, finalmente, l’occasione per la città dove tutti si vogliono bene alle feste il sabato sera e poi cambiano marciapiede incontrandoti il giorno successivo in centro, di gettare la maschera e rivelare la sua vera natura opportunistica e ed insincera. Autodenunciandosi.

Il Gay Pride del 1° giugno tuttavia non potrà scalfire il carapace buonista e finto tollerante che la città  si è costruita nel corso degli anni, sbandierando doti come tolleranza [sic], inclusione, opportunità e modernismo e vendendole come fossero vere.

La nascita del medievale ed inquisitorio comitato per la salvezza delle anime – le loro, ché le nostre son già dannate e più si dicono buoni meno gli interessa degli altri – sembra diretta emanazione della volontà oscurantista di un ex ministro della Famiglia, già precursore di una nuova geologia basata sui terremoti provocati dai tunnel delle nutrie, che della città delle grandi innovazioni, dove se non si è modenesi di nascita si è soli come cani e dove la cordialità si ferma al ciao come stai ci vediamo presto mentre con una rapida occhiata si valuta il valore dei capi di abbigliamento che indossi, per poi ritornare alle compagnie del liceo continuando ad usarne gli stessi insulsi soprannomi, è più che frequentatore.

Il Gay Pride di Modena, non servirà a migliorare la città: servirà alla sua opportunistica politica. Servirà all’attuale maggioranza a rischio per raccontare al mondo quanto sia tollerante ed alla futura maggioranza possibile per raccontare quanto l’attuale sia perversa. In questo festival delle falsità le signorotte che fanno il mutuo per andare alle Maldive poi stanno a dieta tutto l’anno per pagarlo e i signori ben vestiti che parlano come se sapessero, saranno sempre lì, immobili nel loro sentirsi unici. Anche la maggioranza silenziosa delle persone omosessuali della città che fuggono lontano perché  mia madre non lo sa non cambieranno il loro agire.

Il pride modenese celebrerà così la solita tristezza dalla quale non si esce certo con operazioni di facciata né con l’impegno del solito, anacronistico, attivismo che pensa di salvare il mondo con una marcia colorata. Celebrerà anche la solita, opportunistica, triste, vecchia, obsoleta, inutile politica della chiacchiera – che non è solo un dolce carnevalesco – e che per l’occasione si è calata le braghe, ops!, disposta a correre il rischio.

Detto questo, noi al Gay Pride di Modena ci saremo. Ai Gay Pride ci si diverte sempre.

 





(31 gennaio 2019)

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