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Espressione razzista sul profilo Facebook di Silvia Pantano, l’assessore Venturi: “Parole inaccettabili”

di Redazione #Piacenza twitter@gaiaitaliacomlo #Razzismo

 

 

“Quanto scritto da Silvia Pantano, ex medico dell’Azienda Usl di Piacenza, è inaccettabile. Parole pubblicate, per di più, nel Giorno della Memoria, in cui abbiamo commemorato le vittime dell’Olocausto. Un commento che offende profondamente tutti noi, e che non può in alcun modo essere associato al sistema sanitario regionale e a chi vi lavora”, così Sergio Venturi, assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna, in merito al messaggio pubblicato da Pantano sul proprio profilo Facebook, in cui la dottoressa si presenta come “direttore di Distretto presso l’Azienda Usl di Piacenza”, quando invece è in pensione da diversi anni.

Ed è lo stesso direttore generale dell’Ausl di Piacenza, Luca Baldino, a condannare con fermezza le parole razziste e a fare chiarezza sulla posizione lavorativa di chi le ha usate, annunciando di avere già posto la questione in mano ai legali: “Ci dissociamo totalmente da quanto scritto da Silvia Pantano- afferma Baldino-: il suo commento è profondamente ignobile e offensivo e i suoi contenuti ledono la dignità e la professionalità di tutti i nostri operatori. La dottoressa, che si qualifica impropriamente come dipendente di questa azienda sul suo profilo Facebook, non è più direttore di distretto da oltre 10 anni e ha cessato la propria attività nel luglio 2011. Ho dato mandato immediatamente ai nostri legali di valutare quali possono essere le azioni da intraprendere a tutela dell’immagine del Servizio sanitario regionale e di quello dell’Azienda stessa”.

“Provo disgusto come persona– rimarca Venturiperché reputo intollerabile l’utilizzo di termini ignobili nei confronti di un altro essere umano. E come medico, perché certe parole sono incompatibili con l’etica che contraddistingue la nostra professione, anche quando non la si esercita più. Infine, come assessore: sono a capo di un Servizio sanitario regionale dove il diritto alla cura è al primo posto ed è garantito a chiunque, di qualunque origine o provenienza sia”.

 




 

(28 gennaio 2019)

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