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Il Caporalato non è solo nell’agricoltura, ma anche nel settore macellazione. Il comunicato della CGIL

di Redazione #Lavoro twitter@gaiaitaliacomlo #Sindacati

 

 

Riceviamo dalla CGIL territoriale il comunicato stampa che pubblichiamo integralmente di seguito.

Dalle agenzie di stampa vengo a conoscenza di episodi di sfruttamento e d’intermediazione di manodopera, oltre ad evasioni fiscali compiute da quattro società operanti nella macellazione delle carni. Ancora vengono alla luce fenomeni di sfruttamento dei lavoratori che compromettono anche la concorrenza leale fra le imprese. Ancora una volta si conferma quanto stiamo denunciando, in tutto il territorio regionale e nazionale, in merito ai fenomeni di sfruttamento che si nascondono dietro gli appalti di dubbia legittimità. Sfruttamento che avviene, come appurato dall’indagine della Guardia di Finanza di Modena, attraverso l’intermediazione illegale di manodopera. Queste operazioni confermano, inoltre, che bisogna intervenire immediatamente sul piano legislativo, ad esempio ripristinando il reato penale nella somministrazione di manodopera (depenalizzato nel 2016). Per la prima volta, su richiesta della Procura di Modena, notiamo che viene applicata la Legge 199/16 (legge contro il caporalato in agricoltura). La Procura ha richiesto la nomina di un amministratore giudiziale, con il compito di affiancare e controllare gli imprenditori nella gestione delle aziende coinvolte nello sfruttamento dei lavoratori. Un’ulteriore prova che quella Legge è fondamentale nel reprimere le situazioni di grave sfruttamento, come sembrano essere state riscontrate nell’inchiesta modenese, ed allo stesso tempo garantire l’attività lavorativa ai lavoratori dipendenti delle imprese coinvolte. Una prova che questa Legge non va cambiata ma solo applicata, come invece vorrebbe il Ministro dell’Agricoltura Centinaio e il Ministro dell’Interno Salvini. Infine, oltre alle leggi ed alla repressione dei reati con le forze dell’ordine, sarebbe opportuno anche un po’ di responsabilità sociale da parte delle imprese committenti che non possono non accorgersi di quanto accade nei loro appalti. Se si continua a competere con questa organizzazione del lavoro non può esserci un futuro per nessuno.

 





(24 ottobre 2018)

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