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Le mostre fotografiche di “Balcani d’Europa _ lo specchio di noi”, a Modena Luigi Ottani e Ismail Fayad 

di Redazione #Modena twitter@gaiaitaliacomlo #Fotografia

 

 

In Balcani d’Europa _ lo specchio di noi, il percorso curato da Roberta Biagiarelli, un importante tassello è rappresentato da due mostre fotografiche, in quanto l’immagine è lo strumento più diretto e immediato per dialogare con le giovani generazioni (e non solo). Scatti evocativi, di situazioni molto diverse rispetto a quelle che ci troviamo a vivere nel quotidiano, eppure così vicine dal punto di vista geografico e umano. Immagini attraverso le quali osservare il prima persona gli esiti del conflitto, le tante storie private che si intrecciano, tragicamente, ma sempre con profondo rispetto, nell’occhio del fotografo, con la Storia con la s maiuscola.

Sino al 30 maggio negli spazi dell’Istituto Sacro Cuore di Modena è possibile visitare “Scappare la guerra” del fotografo Luigi Ottani, un reportage fotografico dedicato all’esodo sulla rotta balcanica osservato dal confine greco-macedone (visitabile in orario scolastico, tutti i giorni mattino-pomeriggio e  sabato mattina).

Questi ultimi anni hanno segnato definitivamente l’irruzione della guerra in Europa e lo hanno fatto mostrandosi attraverso chi la fugge: donne, uomini, minori, intere famiglie che abbandonano le proprie case e si mettono in cammino per avere salva la vita. Un viaggio verso la sopravvivenza. Impreparata, divisa, incapace di individuare risposte comuni all’emergenza, dilaniata da feroci egoismi e interessi, l’Europa ha visto implodere le proprie politiche di accoglienza. Tra i primi effetti, vi è stata la ricomparsa del filo spinato, la chiusura dei confini terrestri e la politica dei respingimenti.

Uno dei luoghi simbolo di questo esodo sulla rotta balcanica è stato il confine greco-macedone, tra il villaggio di Idomeni (Grecia) e la cittadina di Gevgelija (Macedonia) separate da pochi chilometri. Su questo confine Luigi Ottani, fotoreporter, e Roberta Biagiarelli, artista multidisciplinare, hanno realizzato nell’agosto del 2015 un intenso reportage confluito nel volume “Dal libro dell’esodo” (Piemme edizioni) ed è poi nata la mostra fotografica “Scappare la guerra”. Le immagini e i racconti del reportage sono diventati in questi anni un prezioso documento ed un’occasione di approfondimento ed elaborazione di pensiero al di fuori degli stereotipi, del sensazionalismo e della retorica, per tentare di parlare in modo costruttivo di migrazione e di superamento dei confini, per sviluppare insieme un ragionamento allargato con la società civile, consapevoli che solo aprendoci potremo avere tutti una possibilità di prospettiva sul domani.

Sabato 19 maggio alle ore 19 (con apertura fino alle 23.30) verrà invece inaugurata “Genti diverse venute dall’Est” la mostra fotografica di Ismail Fayad, a cura di Luigi Ottani, visitabile al Consorzio Creativo di Modena fino al 27 maggio (orari: 20, 26 e 27 maggio dalle 17 alle 19.30; su richiesta verranno fatte aperture straordinarie durante la settimana inviando una mail a info@consorziocreativo.it o telefonando a cell.335-6222773).

Tra febbraio e marzo dell’anno scorso Ismail Fayad ha lavorato come volontario in una cucina da campo nei pressi della stazione ferroviaria di Belgrado. Per migliaia di persone rimaste bloccate lungo la rotta balcanica quel luogo era diventato a tutti gli effetti un capolinea. Ogni giorno si preparavano due o tremila pasti per gli abitanti del campo. Durante il periodo trascorso in Serbia ne ha conosciuti un’infinità, ma con un piccolo gruppo di loro ha sviluppato un rapporto davvero particolare. Passavano le serate giocando a carte e bevendo tè, un fuoco alimentato dalle traversine dei binari e le torce dei telefoni come uniche fonti di luce. Ha scattato così, poco prima di tornare in Italia, i ritratti esposti a Modena, illuminando le facce dei ragazzi con la luce del suo smartphone.

Luigi Ottani, fotoreporter, si occupa prevalentemente di temi sociali. Alterna ricerche sui microcosmi italiani a racconti di reportage internazionale. Ha pubblicato una trentina di volumi fotografici ed è autore di numerose mostre ed installazioni. Fra i suoi lavori di reportage più conosciuti ci sono: il racconto del Sahel in Eritrea, la vita nei campi profughi Saharawi, il dopoguerra in Bosnia, la piaga della prostituzione minorile in Cambogia, lo Sri Lanka colpito dallo Tsunami, il dramma della convivenza israeliano-palestinese, la vita nella “zona morta” a Chernobyl, la difficile realtà di alcuni quartieri urbani italiani, il ricordo di Beslan in Ossezia del Nord, il terremoto in Emilia. Con il volume «Niet Problema!» ha vinto il premio “Marco Bastianelli” 2007. Nel 2014 è stato scelto da Fondazione Fotografia come uno dei rappresentanti modenesi della fotografia del dopoguerra. Nel 2015 ha raccontato le emozioni dei dialoghi senza parole con i malati di SLA, le vite dei “senza dimora” nel volume ArginiMargini, Ed. Artestampa. Nel 2016 ha pubblicato, insieme a Roberta Biagiarelli, il volume «Dal libro dell’esodo» (Edizioni Piemme).

Ismail Fayad è nato ad Aosta in una famiglia italo-siriana, e vive tra la Valle d’Aosta e Torino, dove sta completando i suoi studi in storia medievale. Sin dai tempi del liceo è stato attivo nel movimento studentesco e in quello per il diritto all’abitare di migranti e italiani poveri. Da alcuni anni coltiva una passione per la fotografia e in particolare per quella paesaggistica e documentaristica. Nel 2016, nel momento più acuto della crisi dei migranti nei Balcani, ha lavorato in una cucina da campo a Idomeni, enorme tendopoli al confine greco-macedone. L’anno successivo è tornato a fare lo stesso a Belgrado. Nella capitale serba ha trascorso circa due mesi e nel poco tempo libero a disposizione ha scattato le fotografie che saranno esposte al Consorzio Creativo di Modena.

Le mostre sono ad ingresso libero.

 





(17 maggio 2018)

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