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L’Inferno della Societas con la voce di Chiara Guidi #Inscena il 24 gennaio per la stagione “antifascista” nel 25° anno di Teatri di Vita

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di Gaiaitalia.com #Notizie twitter@gaiaitaliacomlo #TeatridiVita

 

 

E’ la Societas a inaugurare la stagione dei 25 anni di Teatri di Vita, una stagione “antifascista”, che si apre con i più alti versi della poesia civile italiana: quelli della “Divina Commedia” di Dante. La voce di Chiara Guidi e il violoncello di Francesco Guerri si addentrano nell’ “Inferno”, in una originale “Lectura Dantis”, incontrando Ulisse e il conte Ugolino, Paolo e Francesca, fino ad arrivare a Lucifero. L’appuntamento con “Inferno. Esercizi per voce e violoncello sulla Divina Commedia di Dante” è a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it), mercoledì 24 gennaio (ore 21). Cura del suono Andrea Scardovi, cura Stefania Lora,  Elena de Pascale, produzione Societas.

La stagione “Di tutta l’erba 1 fascio”, realizzata in convenzione con il Comune di Bologna e con il sostegno della Regione Emilia Romagna, della Fondazione del Monte e della Fondazione Carisbo, prevede 10 eventi teatrali e 3 concerti da gennaio ad aprile.

Cominciare da Dante. Ricominciare da Dante. Far risuonare le sue parole con la voce di Chiara Guidi, impegnata da tempo in una personale ricerca della fonè come corpo, come materia plasmabile, come strumento capace di evocazione, di ridare suono fisico e di riscoprire il significato più intimo delle parole pronunciate. Per Dante, la voce umana (di Chiara Guidi) e la voce strumentale (del violoncello di Francesco Guerri) si intrecciano e si confrontano dando corpo agli episodi del viaggio infernale e ai suoi personaggi, sfruttando con virtuosistica perizia sfumature, modulazioni e timbri vocali prontamenti riecheggiati da cacofonie, pizzicati e accordi del violoncello. Un nuovo viaggio che gli spettatori – anzi, gli ascoltatori – sono invitati a ripercorrere attraverso cinque canti della prima cantica della Divina Commedia: il canto iniziale, il canto V (Paolo e Francesca), il canto XXVI (Ulisse), il canto XXXIII (Ugolino) e il canto XXXIV (Lucifero).

Le parole di Dante non hanno bisogno del suono della voce, né, tantomeno, di un violoncello. Ogni suono che le accompagna è dunque perdente, perché sui versi di Dante non si possono scrivere partiture.

Da qui, la decisione dell’esercizio e, canto dopo canto, di mettere alla prova il violoncello e la voce umana al cospetto di queste parole.





(17 gennaio 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

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