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L’Anfitrione di Plauto si trasferisce al Sud nella lotta tra identità e ruolo sociale. Prima nazionale a Teatri di Vita (3-5 novembre 2017)

di Gaiaitalia.com, #Bologna twitter@gaiaitaliacomlo #Teatro

 

 

Sei attori e un musicista si rincorrono vorticosamente alla ricerca della propria identità: è la commedia di Plauto che irrompe in un bollente e schizofrenico Sud, dove quel che si è non è sempre quel che si deve essere. Così prende forma “Anfitrione”, nuova produzione dei Teatri di Bari scritta e diretta da Teresa Ludovico, che debutta in prima nazionale a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it) da venerdì 3 a domenica 5 novembre (venerdì ore 21, sabato ore 20, domenica ore 17).

Lo spettacolo vede in scena Michele Cipriani, Irene Grasso, Demi Licata, Alessandro Lussiana, Michele Schiano di Cola, Giovanni Serratore e Michele Jamil Marzella per le musiche dal vivo.

A seguito dell’ultima replica, domenica 5 novembre, avverrà un incontro con gli artisti condotto da Angela Albanese.

Un gioco vorticoso di scambi, di scherzi, di falsi e di malintesi, in cui uomini e Dèi non raccontano altro che l’attualità del mondo, dove ognuno quotidianamente convive nel duello tra l’identità e il ruolo sociale. Chi sono io? Chi è l’altro? Riflettersi in uno specchio può confondere, se non si conosce bene cosa si sta osservando. Una sfida da non ignorare per sentirsi sereni: “meglio morire che lasciarla a mezzo, questa ricerca della verità”.

Quella dell’Anfitrione è una storia che ci appartiene, datata moltissimi secoli fa, ma difficile da non considerare contemporanea. Teatri di Bari sposa perfettamente questa visione, traslocando il fascino mitico della vicenda tebana in un’atmosfera bollente e schizofrenica del Sud, in cui la regista Teresa Ludovico – che piacevolmente ritorna a Teatri di Vita – fa altalenare sei attori e un musicista, fra la Terra e l’Olimpo.

Chi sono io se non sono io? Quando guardo il mio uguale a me, vedo il mio aspetto, tale e quale, non c’è nulla di più simile a me! Io sono quello che sono sempre stato? Dov’è che sono morto? Dove l’ho perduta la mia persona? Il mio me può essere che io l’abbia lasciato? Che io mi sia dimenticato? Chi è più disgraziato di me? Nessuno mi riconosce più, e tutti mi sbeffeggiano a piacere. Non so più chi sono! Queste sono alcune delle domande che tormentano sia i protagonisti dell’Anfitrione, scritto da Plauto più di 2000 anni fa, che molti di noi oggi.
Il doppio, la costruzione di un’identità fittizia, il furto dell’identità, la perdita dell’identità garantita da un ruolo sociale, sono i temi che Plauto ci consegna in una forma nuova, da lui definita tragicommedia, perché gli accadimenti riguarda- no dei, padroni e schiavi. In essa il sommo Giove, dopo essersi trasformato nelle più svariate forme animali, vegetali, naturali, decide, per la prima volta, di camuffarsi da uomo. Assume le sembianze di Anfitrione, lontano da casa, per potersi accoppiare con sua moglie, la bella Alcmena, e generare con lei il semidio Ercole. Giove-Anfitrione durante la notte d’amore, lunga come tre notti, racconta ad Alcmena, come se li avesse vissuti personalmente, episodi del viaggio di Anfitrione. Durante il racconto il dio provò, per la prima volta, un’ilarità che poi si premurò di lasciare in dono agli uomini. “Abbandonato il regno delle metamorfosi, si entrava in quello della contraffazione” Incipit Comoedia (R. Calasso).
“Aprite gli occhi spettatori, ne vale la pena: Giove e Mercurio fanno la commedia, qui” (Plauto). Da quel momento nelle rappresentazioni teatrali il comico e il tremendo avrebbero convissuto e avrebbero specchiato le nostre vite mortali ed imperfette. Dopo Plauto in tanti hanno riscritto l’Anfitrione e ciascuno l’ha fatto cercando di ascoltare gli stimoli e le inquietudini del proprio tempo. Ho provato a farlo anch’io.

Teresa Ludovico, attrice e regista, direttrice artistica del Teatro Kismet e oggi dei Teatri di Bari. Ha collaborato con molti artisti, da Marco Martinelli a Giovanni Tamborrino. Ha diretto e interpretato, tra gli altri, i testi di Antonio Tarantino Piccola Antigone e Cara Medea e Namur, e ha diretto opere liriche (al Petruzzelli di Bari) e numerosi spettacoli anche in Inghilterra e Giappone, ricevendo numerosi premi. Con i Radiodervish ha realizzato In search of Simurgh (Premio dello Spettatore a Teatri di Vita). E’ tra i protagonisti di A porte chiuse. Dentro l’anima che cuoce diretto da Andrea Adriatico e prodotto da Teatri di Vita.





(31 ottobre 2017)

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