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La comunità pakistana reggiana grida “Via il pedofilo!”. Parlino anche di spose bambine

foto Internet

di Il Capo, twitter@gaiaitaliacom

 

 

La cronaca reggiana è stata monopolizzata nei giorni scorsi dal caso di un 21enne pakistano che ha abusato sessualmente di un ragazzino connazionale di 13 anni con problemi cognitivi; il giovane era stato subito arrestato e ristretto ai domiciliari e poi, reo confesso affermando che il ragazzino era consenziente, rilasciato con divieto di espatrio. Il 21enne pakistano è in attesa di concessione del visto per ragioni umanitarie, visto che, abbiamo ragioni di ritenere, non otterrà. E’ ora libero. La decisione ha suscitato polemiche. E continua a suscitarle.

La violenza sessuale è una barbarie, per chi scrive è la più feroce, la più meschina, la più viscida – soprattutto se praticata su un bambino che è sempre “il soggetto debole”. Purtroppo è anche la più praticata nel silenzio connivente di famiglie, istituzioni, congreghe religiose, vaticano, comunità straniere, estremisti di varie confessioni; verrebbe da dire che più sono ferocemente contro la libertà sessuale degli adulti più praticano i loro turpi vizi sui ragazzini.

Essa – questa schifosa violenza – è spesso istituzionalizzata, vedansi i tristi casi delle spose bambine in molti paesi del Medio Oriente, dell’Asia come il vicino Iran o in paesi rigidamente musulmani come quelli della penisola arabica, o come l’Afghanistan. Persino alcuni alti ufficiali del sedicente stato islamico sono stati scoperti mentre facevano ciò che volevano di bambini di 10/11 anni arruolati come soldati, e non sono stati puniti. Mentre gli adulti omosessuali consenzienti vengono gettati dai palazzi e ammazzati come cani.

Il caso del 21enne ha sollevato un polverone nella comunità pakistana della provincia di Reggio Emilia, numerosa, organizzata, invincibile nel cricket e ferocemente intollerante, che ha dichiarato agli squallidi quotidiani locali cittadini di volere che “il 21enne violentatore stia fuori dalla loro comunità”. Questi santi immuni da ogni peccato dimenticano alcune cose che ci teniamo in questa sede a ricordare: in Pakistan la pedofilia è amplissimamente praticata, istituzionalizzata dalla barbara pratica delle spose bambine che spesso sono offerte come regalo per sanare le liti o semplicemente date in pasto a uomini molto più anziani di loro, senza che nessuno dica nulla. Abusate, maltrattate, violentate, sono destinate ad una vita di stenti e sofferenze, quando non morte, e vivono perennemente minacciate di ritorsioni contro le famiglie di origine se non sottostanno alle regole dei maiali che le hanno comprate. Chi è più maiale, chi compra o chi vende? Noi non abbiamo risposte. La comunità pakistana reggiana nemmeno, loro il capro espiatorio ce l’hanno già. E fa loro più comodo che impegnarsi affinché certe turpe pratiche vengano estirpate.

E’ notizia di alcuni anni fa, verificabile sul web, che i capi militari di Pakistan ed Afghanistan, inviavano raccomandazioni scritte ai loro soldati dove indicavano quanto fosse sconveniente fare sesso con i ragazzini dei luoghi nei quali venivano mandati in missioni di guerra. Perché la raccomandazione “comportati bene” si applica solo agli altri, con noi stessi siamo sempre molto più indulgenti.



Ritornando al caso del 21enne pakistano che uno degli squallidi quotidiani locali chiama “Il pedofilo”, perché additare gli altri rende sempre innocenti noi, e che ha commesso la violenza, come sempre le comunità ed i sedicenti giornalisti della carta straccia provinciale si sostituiscono alla giustizia che, siamo certi, compirà ciò che deve compiere applicando la legge. Ci permettiamo di chiederci, in questa sede, ferma restando la nostra condanna per la violenza sui bambini che non è mai giustificabile e ribadendo che c’è differenza tra condannare gli atti e lapidare moralmente e mediaticamente i colpevoli, se coloro che si stanno ergendo a giudici supremi di un 21enne reo confesso siano certi di essere al di sopra di ogni peccato, ogni tentazione, ogni cattiva azione.

Sono 90mila gli Italiani che ogni anno si recano in Asia, particolarmente in Thailandia, per consumare i loro rapporti sessuali con minorenni, spesso bambini e bambine. Provocatoriamente chiediamo quanti di coloro che sui social gridano di “volere la foto del pedofilo” ci siano tra questi novantamila. Non c’è solo il turismo sessuale alla caccia di bambine e bambine della Thailandia: il fenomeno riguarda il Kenya, la Repubblica Dominicana, il Brasile, la Colombia. Il 30% dei “clienti del giro” sono Italiani.

Citiamo un articolo del 2013, giusto per informazione, il quale articolo raccontava come il Kenya fosse tra i paesi più a rischio: da 10.000 a 15.000 bambine che vivono nelle aree costiere di Malindi, Mombasa, Kalifi e Diani sono coinvolte nella prostituzione occasionale – fino al 30% di tutte le bambine fra i 12 e i 18 anni che vivono in quelle zone. Fra 2.000 o 3.000 bambine e bambini sono inoltre coinvolti nel mercato del sesso a tempo pieno. In Kenya, un rapporto Unicef, rileva che il 38% dei clienti dei minori fatti prostituire sono locali, seguiti dagli occidentali: italiani 18%; tedeschi 14%; 12% svizzeri; 8% francesi. Zone chiave: le province costiere di Malindi, Kilifi, Mombasa e Kwale. Anche la Repubblica Dominicana è a forte turismo sessuale: si stima ci siano almeno 25 mila bambini sessualmente sfruttati. La gran parte dei clienti sono locali. La percentuale di turisti e stranieri si aggira attorno al 15%. I paesi di origine più presenti, secondo le stime di Ecpat, sono Canada, Stati Uniti, Italia, Germania e Francia ed alcuni Paesi dell’Est Europa come Russia ed Ucraina.

Queste informazioni non rendono meno crimine il crimine del 21enne pakistano reo confesso che la sua comunità non vuole più tra i piedi, servono solo ad informare e, nonostante gli scarsi mezzi a disposizione dei soggetti ai quali è diretta, forse’anche a riflettere. Con buona pace dell’intollerante comunità pakistana reggiana così brava a cricket.





(23 agosto 2017)

 

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