di Daniele Santi
Diciamocelo. Non è stata una gran uscita l’ultima della presidente del Consiglio su Matteo Lepore che “prima mi chiede aiuto e poi mi chiama picchiatrice fascista”, anche perché il Sindaco di Bologna la frase “picchiatrice fascista” non l’ha mai pronunciata; in secondo luogo gli aiuti che lo Stato deve destinare alle zone colpite da catastrofi naturali non sono una concessione, ma un dovere. Anche di Meloni, almeno fin quando rimarrà presidente del Consiglio (e se Schlein non esce dal torpore autunnale la faccenda durerà a lungo).
Lo si dice perché è molesto sentire gridare dai maxischermi cose che non ci sono state, sentire inneggiare alle zecche rosse – con un linguaggio che i trogloditi non userebbero – e vedere con quanta facilità si tenta di far passare inosservato il fatto, il primo e più semplice, che i fascisti del terzo millennio dicasi Casapound occupano illegalmente uno stabile in pieno Esquilino a Roma senza che Meloni muova una foglia (e nemmeno Gualtieri, e nemmeno Raggi, e nemmeno tutti gli altri prima di loro) o che tra i manifestanti di Bologna c’erano alcuni dei quali hanno assaltato la CGIL travestendosi (male) da No Vax esasperati o comunque si voglia chiamarli.
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Poi, certo, c’è il fatto che i 19 punti di distacco che i sondaggi attribuiscono alla candidata delle destre-destrissime in Emilia-Romagna costringe a toni forti quando non fortissimi – vedi Salvini, trasformatosi in un Donald Trump de noantri ora che non può più suonare i campanelli – tanto programmi pochi e confusi, e tanta tantissima voglia di illiberalità varie e poco eventuali.
Del resto che la tentazione dell’oblio dittatorial-autarchico obnubilasse era chiaro, fino a che punto non l’avevamo forse capito.
(12 novembre 2024)
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