Bonaccini accelera sul congresso: “Leader entro marzo”

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di Giancarlo Grassi

Mentre la presidente del Consiglio Meloni le suona di santa ragione all’opposizione facendo opposizione all’opposizione con le parole che erano maggioranza quando lei era opposizione (andatevi a sentire la replica al senato del 26 ottobre), ricordando date e orari delle dichiarazioni dei ministri che erano sostenuti anche dal PD e che dicevano ciò che lei oggi dice, ma al PD non va più bene, dentro il partito si affilano le armi.

Coi tempi loro cosa volete. Non vorrete che facciano in fretta. Del resto un partito come il PD diventato sempre più comodolento anno dopo anno, che non riesce nemmeno a reagire da opposizione a una presidente del Consiglio scatenata se non rinfacciandole di “essere una donna che sta un metro dietro agli uomini” (molti complimenti, stimata Serracchiani, davvero un colpo da maestra… Da maestrina, per meglio dire), non può fare in fretta. Suona così solo lontanamente comica, e siamo certi che lo sa anche lui, l’affermazione di Bonaccini: “Bisogna fare presto, nuovo segretario massimo entro marzo”. Totale mesi di attesa: cinque.

Cinque mesi per sbudellarsi, torcersi le interiore, dire tutto e il contrario di tutto, raccontare che tutto è cambiato salvo scoprire che il PD sarà sempre quella cosa lì; quella cosa, in soldoni, che nemmeno loro sanno cos’è. Una cosa che è stata undici anni al governo, dentro governi tecnici, perché se fai i governi di responsabilità nazionale decisioni non ne devi prendere. C’è un tecnico. E pensavano anche di fare bella figura. Bonaccini non dice che si candiderà – “Lo dirò a tempo debito” – ma lancia il suo “Deve poterci capire anche chi è al bar”, dunque tocca far preso perché coi prezzi che corrono magari al bar smettono di andarci, e vai a dargli torto.

Sarà Letta a scandire i tempi: lenti, per forza di cose. Due mesi per la chiamata e per discutere un po’ a cazzo e un po’ alla Cuperlo , poi candidature alla leadership, poi i gazebo per votare e scremare i candidati, ne rimarranno solo due, e quindi votare quello vincente. Nel frattempo Meloni continuerà a prendere il PD a schiaffoni – e vista la qualità degli interventi in parlamento è difficile darle torto – e a sbeffeggiarlo tracciando un percorso di governo che non è di una legislatura, ma di due. E al Nazareno dovrebbero almeno accorgersene.

Nel mentre spunta Nardella.

 

(26 ottobre 2022)

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