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“Bio On”, ci scrive un collaboratore in un comunicato “Era e resta un progetto rivoluzionario”

di Redazione #Bologna twitter@bolognanewsgaia #Lavoro

 

Bio-on S.p.A. è un’azienda italiana operante su scala internazionale, quotata dal 2014 sul segmento AIM di Borsa Italiana, che concede in licenza e produce le bioplastiche più innovative al mondo grazie ad un’importante attività di ricerca applicata e sviluppo di avanzate tecnologie di bio-fermentazione nel campo. Bio-on – già considerata quale partner per lo sviluppo di soluzioni alternative future alle tradizionali plastiche da grandi multinazionali – operava attraverso 6 Business Unit: Bio-on Plants per la gestione dell’impianto e laboratori per lo sviluppo dei ceppi batterici, per lo sviluppo di applicazioni nel campo medicale, della cosmesi e della pulizia da idrocarburi dei mari e per lo studio e la prototipazione di nuovi materiali durevoli prodotti con la bioplastica: lampade, occhiali, mobili, packaging agroalimentare, oltre alla divisione di ingegneria per la progettazione e l’assistenza nella costruzione di nuovi impianti, ed aveva aveva registrato a partire dalla seconda metà del 2018 una crescita di valore elevatissima, portando l’azienda a superare il valore di capitalizzazione di un miliardo e duecento milioni.

Bio on il 24 Luglio subisce un attacco finanziario da parte del fondo Quintessential che denuncia come Bio on sia costituita, secondo quando affermato dal responsabile del fondo, da bilanci gonfiati, destinati a fallire, dichiarando fin da subito l’interesse speculativo nel far scendere il valore del titolo Bio on in borsa. Un annuncio che arriva proprio il giorno prima di un accordo con le Banche che avrebbe dovuto dotare l’azienda di finanziamenti in grado di sostenere il tempo richiesto per lo sviluppo del business, che risultava, come già detto, più lungo del previsto.

Bio on reagisce e denuncia alla Procura della Repubblica quelle accuse come false e diffonde video che mostrano la realtà produttiva e finanziaria della Bio on. La Procura della repubblica, al di là della denuncia di Bio on, procede a verifiche, basate anche su intercettazioni, che portano ad azzerare i vertici societari, sotto indagine per aver accumulato risorse finanziarie, attraverso attività speculative in borsa, collegate a ipotesi di reato di manipolazione di mercato e falso in bilancio.

L’azienda, però, in particolare quella che gestisce l’impianto, non riceve alcun addebito e non risulta sotto inchiesta. In Spagna, dove si presentano i prodotti, si registra un grande successo, anche dopo i provvedimenti della Procura verso gli amministratori.

Nonostante tutto questo, il progetto è talmente rivoluzionario che l’investimento, sicuramente inizialmente sottostimato, riveste un valore sociale e ambientale straordinario, in prospettiva anche di mercato, ma ora a il problema dell’azienda risiede nelle difficoltà a finanziarsi, non tanto per coprire i debiti, ma per dare il tempo che gli accordi o comunque gli interessi dei partner si sviluppino e siano costruiti altri stabilimenti, con difficoltà finanziarie, quindi, necessarie ad assicurare la continuità aziendale.

“In questa situazione” ci scrive un collaboratore con livello di responsabilità operative a livello dirigenziale con contratto di consulenza in un comunicato stampa giunto in redazione, “trattare la questione del personale all’interno di uno schema che minimizzi debiti e costi che non abbiano immediata e visibile finalizzazione (determinata dal valore di mercato ndr), significa trattare il personale come un numero di soggetti-oggetti singoli, da mettere in magazzino, da preservare, pur nel rispetto delle leggi che salvaguardano le condizioni di sopravvivenza dei lavoratori dipendenti in quanto portatori di bisogni (e per fortuna almeno quello), ma non di valore sociale. È una perdita per la Società, anche se locale, per il nostro territorio, per la nostra rinascita culturale. E si mantiene all’interno di un modello ragionieristico e normativo che, se può farci parlare della bravura, efficienza e determinazione di un commissario, provando persino stima per il suo lavoro, non porta valore aggiunto ad una situazione molto complicata per le ragioni che citate. Ed è all’interno di questo modello che l’assessorato che si è interessato alla vicenda Bio on è quello al lavoro e non invece all’industria o all’ambiente. Mentre” continua lo scrivente “la questione andrebbe posta al di fuori delle regole del commissariamento”.

Ed “è in una visione più ampia del futuro economico ambientale e persino culturale che il trattamento efficiente dell’asset “personale di bio on” non ha dei connotati positivi, ma diventa un elemento di distruzione del patrimonio generato. Al di fuori di questo punto di vista, infatti” chiosa il comunicato “non rimangono che “pezzi” da rivendere sulla base delle convenzioni e delle norme che regolano il mercato e, per fortuna, di quelle che cercano di preservare la sopravvivenza degli esseri umani. A dire il vero, di quelli che appartengono a categorie giuridiche rappresentate”.

 

 

(14 novembre 2019)

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