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Imu sulle piattaforme di estrazione, il Comune ricorre in appello

di Redazione #Rimini twitter@gaiaitaliacomlo #Eni

 

 

Il Comune di Rimini prosegue nel percorso legale nei confronti di Eni Spa per il mancato versamento dei tributi dovuti per le piattaforme di estrazione. Con una delibera approvata nell’ultima seduta di giunta l’Amministrazione ha approvato di ricorrere in appello contro le sentenze di primo grado della Commissione Tributaria Regionale di Bologna. La commissione infatti ha accolto i  ricorsi  presentati dall’azienda e che riguardano gli avvisi di accertamento notificati per l’omesso versamento di Ici (2011), Iscop (2011) e Imu (2012-2015) per gli impianti/piattaforme di estrazione, trattamento e pompaggio di gas naturale che sono presenti nello specchio di acqua che si affaccia sul territorio del Comune di Rimini, nelle acque territoriali del Mare Adriatico.

Così come per il primo grado di giudizio, anche in questo caso la Giunta ha deciso di affidare l’incarico della difesa allo stesso legale che si occupa della difesa dei Comuni di Cesenatico e Ravenna, anche loro in situazione di contezioso con l’azienda per gli accertamenti Imu notificati negli ultimi anni.

Il contenzioso tra azienda e Comuni è nato nel dicembre del 2016, quando la Corte di Cassazione attraverso due sentenze stabilisce che le piattaforme estrattive vanno considerate come immobili “speciali”, pertanto devono essere accatastate e sono soggette al pagamento dell’IMU. La nuova interpretazione da parte della Cassazione ha quindi permesso ai Comuni di far partire gli avvisi di accertamento per le imposte arretrate. Provvedimento che l’azienda ha impugnato con un ricorso accolto in primo grado dalle Commissione tributaria. “Crediamo che ci siano gli elementi perché in appello vengano accolte le nostre ragioni – sottolinea l’assessore al Bilancio Gian Luca Brasini – siamo fiduciosi per il buon esito di questa vicenda”.

Per il Comune di Rimini si tratta di vedersi riconoscere una somma complessiva di circa 13,3 milioni, che comprende la quota di imposta dovuta per le sei piattaforme accertate (6.527.125 euro) e le relative sanzioni. Eni Spa ha già provveduto al pagamento di 6,8 milioni che sono stati accantonati in un “fondo rischi da contenzioso” e resteranno ‘congelati’ fino a quando la commissione tributaria non si pronuncerà nel ricorso: in caso il percorso legale si dovesse concludere con una sentenza definitiva avversa al Comune, l’Amministrazione non subirà alcun contraccolpo economico.

 





 

(3 novembre 2018)

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