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Per dire basta alle false cooperative, l’Emilia è esempio da imitare

di Alexandru Rotaru #Bologna twitter@gaiaitaliacomlo #Cosa?!?

 

 

Nel 2017 l’Ispettorato Nazionale ha effettuato un controllo su un totale di 3.317 cooperative ispezionate: 1.826 sono risultate irregolari (pari a circa il 55%). È emerso, inoltre, un numero di lavoratori irregolari pari a 16.838 di cui 1.444 totalmente “in nero“. Così scriveva il Ministero del lavoro l’8 febbraio del 2018 .

Nel settembre 2018 la Regione Emilia Romagna insieme al Ministero del lavoro e dello sviluppo Economico mettono sul tavolo un protocollo d’intesa per contrastare il fenomeno delle false cooperative ora in rilievo per via della vicenda della Castelfrigo. Protocollo volto ad aumentare la collaborazione tra Regione e Istituti di controllo.

Migliaia di lavoratori in Italia col bisogno di un lavoro, si ritrovano spesso a dover accettare scorrette relazioni contrattuali, che portano a concorrenza sleale, ribassi salariali poco giustificati ed evasione fiscale. Nel caso delle false cooperative la questione è aggravata dal giro che esse creano con le aziende a cui forniscono i loro servizi a basso costo. Queste aziende si affidando alle cooperative proprio per diminuire i costi del lavoro, a volte arrivando a risparmi del 50% o superiori, creando così un’evasione di almeno 10 volte più grande del miliardo di euro che Il Ministero del lavoro ha previsto di recuperare dalle cooperative stesse.

 

Ma quali sono le situazioni più frequenti di scorrettezze nei confronti dei lavoratori in Italia?

Spesso i lavoratori si ritrovano ad accettare uno stipendio orario base molto inferiore a quello che prevederebbe il Contratto Collettivo Nazionale per il ruolo che andranno a svolgere nelle aziende a cui la cooperativa offre il lavoro. Oppure il lavoratore firma per ricoprire un ruolo pagato in maniera inferiore dell’effettivo ruolo che poi andrà a svolgere in azienda. Stessa cosa per le ore lavorative:  spesso i lavoratori firmano contratti con orario part-time, andando poi a svolgere un orario full time in azienda, ricevendo il restante delle ore in nero o non ricevendo nulla per le ore in più, dovendo suddivedere un salario part time per il doppio delle ore, e ritrovandosi a guadagnare cifre che portano a vivere ai limiti della povertà.

 

Come è possibile ciò?

Nel caso degli stipendi inferiori alla media è possibile perché talvolta parliamo di soci\e lavoratori\trici che hanno sottoscritto l’adesione alla cooperativa con tanto di statuto che prevede una sorta di solidarietà tra socio\dipendente e cooperativa stessa, da cui la rinuncia a rivendicare un lavoro retribuito secondo iI CCN. Spesso i controlli su queste cooperative sono campionari o non efficaci (per via di corruzione o capacità delle false cooperative a occultare l’irregolare), ma anche i lavoratori sono spesso demoralizzati e poco propensi a denunciare i fatti alle autorità, primo perché spesso è difficile stabilire la responsabilità del danno suddiviso tra azienda e cooperativa, a causa della vaghezza dei contratti stipulati. La paura di ritrovarsi in mezzo a processi lunghi ed estenuati o di ritrovarsi a perdere la causa, spesso perché non a conoscenza dei loro diritti o degli enti che potrebbero aiutarli, unita al timore di perdere il lavoro e di non poterlo più ritrovare fa in modo che i lavoratori subiscano in una doppia posizione di debolezza. Come sfruttati e come “soci”.

Le false cooperative spesso sono state protagoniste di accadimenti come quelli accaduti a Schio, dove un vero e proprio racket per stranieri si nascondeva in una cooperativa dove si dichiaravano falsi contratti di lavoro, volti a far ottenere permessi di soggiorno a cittadini extracomunitari che in cambio pagavano altissime quote di denaro.

Non c’è più tempo da perdere. A causa di queste situazioni i lavoratori in Italia si ritrovano spesso in condizioni di sfruttamento, quando non di povertà o di emigrazione coatta. Se vogliamo tenere i giovani in Italia le Regioni il Ministero del Lavoro devono iniziare a cooperare e potenziare gli strumenti di controllo, come già l’Emilia Romagna, sempre capofila, ha iniziato a fare.

Bisogna pensare, e mettere in campo, soluzioni per tutti quei lavoratori che perderebbero il lavoro in caso di sospensione o chiusura della falsa cooperativa; aiutare i lavorati delle cooperative fraudolente che vengono chiuse o sospese, a formarne delle nuove appartenenti ai lavoratori stessi, ed obbligare le aziende che hanno usufruito di tali servizi illegalmente vantaggiosi ad avvalersi del servizio in regola con le normative delle nuove cooperative costituite dagli ex lavoratori sfruttati.

 





 

(8 settembre 2018)

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