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Un duro colpo al mito dell’efficienza emiliana: sono tramortito

di Daniele Santi

 

In visita al gioiello della ceramica e del calcio virtuoso coi bilanci a posto, Sassuolo, per un evento che vedrà coinvolto proprio questo giornalaccio di presuntuosi, Gaiaitalia.com, mi trovo alle prese con una triste esperienza che mi distrugge il mito dell’efficienza emiliana.

Giungo alla stazione ferroviaria della cittadina che è un gioiellino di città carina e pulita, le donne parlano con un accento dalla “e” apertissima e giovanilista che sembrano scambiare per un segno di distinzione e di appartenenza – lo trovo bizzarro (la mia è solo una nota di colore) – e mi avvicino alla biglietteria. Sono circa le 14.35 e capirete il mio stupore nel trovarla chiusa con un cartello che dice che dalle 14.00 alle 17.00 non si erogano biglietti.

 

Oibò! E l’efficienza emiliana? Per fortuna, io che sono tecnologico posso godere del fatto di essere tecnologico perché proprio lì a latere dell’efficienza emiliana già frustrata c’è una macchinetta automatica per la distribuzione dei biglietti. Si paga con monete, banconote da 5, 10, 20 e 50 euri ed ecco pronto lo biglietto e recuperata l’efficienza. Mi accingo, rispettoso della sacralità del robottino, tre digitazioni e l’inserimento della banconota prevista dalle indicazioni. La risposta (la trovate sotto) addirittura automatica mi lascia sbigottito.

 

Una simile dichiarazione di ricchezza, nella ricca pancia emiliana, mi lascia senza fiato. Come “introdurre meno denaro?”. Ma non c’è scritto che posso usare le monetine e addirittura le banconote da 5, 10, 20 e 50 euri? Pare di no. Ritento e la risposta è la stessa. Così che devo mettere mano al bancomat che, miracolo!, salda l’importo al primo tentativo. Intasco il biglietto e mi metto alla ricerca dell’obliteratrice, che non è una virago, ma un’altra macchinetta che dovrebbe essere lì sulla sinistra, appena esce la trova. Ah, sì? Come mai non la vedo allora?

 

Siccome sono fortunello il treno nel frattempo è arrivato, così che posso rivolgermi a colui che controlla per chiedergli se a lui dovrò rivolgermi per avere l’onore di mostrare il biglietto. L’uomo mi prende bonariamente per un braccio (mi divincolo! non mi piace per niente il contatto fisico non richiesto) e mi dice che in testa al treno (6 carrozze) troverò gli addetti. Mi reco costì e ne trovo addirittura tre armati di timbri e penna per uno sgorbio su un cartoncino di 5x3cm. Subisco la timbratura come un marchio a fuoco e, mentre noto che sono l’unico umano di pelle bianca sul treno, mi accascio.

Mi si è appena distrutto un mito. Cercate di capirmi.




 

(27 luglio 2017)

 

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