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Teatri di Vita, Bologna, 11-16 marzo: il nuovo lavoro di Andrea Adriatico trasmesso da Radio Città del Capo

di Gaiaitalia.com

 

 

 

 

 

Non aveva neanche 25 anni Francesco Lorusso quando fu ucciso durante una manifestazione, l’11 marzo 1977 a Bologna. Sulla lapide commemorativa in via Mascarella c’è scritto che è vivo e lotta insieme a noi: ma chi era Francesco? La memoria del movimento del ’77 e di un’intera epoca che sembra lontana e dimenticata ritorna, a 40 anni esatti, a teatro con “Chiedi chi era Francesco”, uno spettacolo di Andrea Adriatico, scritto da Grazia Verasani. L’appuntamento è a Teatri di Vita (via Emilia Ponente 485, Bologna; tel. 051.566330; www.teatridivita.it), da sabato 11 a giovedì 16 marzo, (sabato ore 20, domenica ore17, da lunedì a giovedì ore 21).

Il debutto sarà eccezionalmente trasmesso in diretta da Radio Città del Capo, sabato 11 marzo, alle ore 20.

Lo spettacolo vede in scena Leonardo Bianconi, Olga Durano, Gianluca Enria e Francesca Mazza, e ancora: Anas Arqawi, Francesco Bonati, Nunzio Calogero, Giovanni Magaglio, Lorenzo Pacilli, Davis Tagliaferro. Scene e costumi di Andrea Barberini. Una produzione di Teatri di Vita, con il sostegno del Comune di Bologna, della Regione Emilia Romagna e del MiBACT.

“Chiedi chi era Francesco” sarà replicato in estate a Spoleto e in autunno a Roma.




Francesco lo studente, Francesco il militante, Francesco la vittima, Francesco l’eroe, Francesco il nome su una lapide.

L’11 marzo 1977 – esattamente quarant’anni fa – Francesco Lorusso, studente e militante di Lotta Continua, veniva ucciso a Bologna durante una manifestazione da un colpo d’arma da fuoco. Un colpo sparato da un carabiniere, che fu successivamente prosciolto.

Fu l’apice tragico della stagione del Movimento del ’77 e l’inizio di una guerriglia che mise a ferro e fuoco Bologna, che si ritrovò addirittura presidiata dai carri armati.

A Francesco Lorusso, all’interrogazione sulla sua memoria è dedicato il nuovo spettacolo diretto da Andrea Adriatico.

C’è il bisogno di andare oltre le parole sulla lapide di via Mascarella, il bisogno di ricordare e comprendere dalla prospettiva odierna un evento traumatico per la città e per l’Italia, il bisogno di aprire un confronto con la stagione complessa e contradditoria del Movimento del ’77, il bisogno di raccontare la storia di un ragazzo che a 25 anni, con la sua morte, è diventato suo malgrado l’icona di un’epoca.

 

(8 marzo 2017)

 




 

 

 

 

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