C’era una volta uno che si lamentava sul feisbuK del fatto che il nuovo Sindaco di New York, di fede musulmana, avesse prestato giuramento sul Corano – come tanti altri hanno fatto giuramento sulla Bibbia – perché le leggi come la sharia si basano sul Corano e sono foriere (lui non ha scritto foriere, non ha i mezzi) di violenza. Il pover’uomo ignorava evidentemente che la Costituzione americana permette di giurare sul libro sacro della propria religione, perché proibendo la Costituzione “i test religiosi, ogni eletto ha il diritto di giurare sul testo che ritiene più consono alla propria coscienza (Bibbia, Corano, Torah, Testi Vedici, ecc.) o di scegliere una “affermazione” laica senza alcun libro religioso”.
Nello specifico l’articolo IV, Clausola 3 stabilisce che tutti i funzionari pubblici devono impegnarsi con un giuramento o una dichiarazione solenne a sostenere la Costituzione e che “nessuna prova religiosa sarà mai richiesta come qualifica per qualsiasi ufficio o incarico pubblico negli Stati Uniti”.
C’è un ulteriore cosa da dire al commentatore non pensante: sebbene l’Articolo VI sia la fonte primaria per l’accesso alle cariche pubbliche, il Primo Emendamento protegge ulteriormente il diritto del singolo all’esercizio della propria religione (o alla libertà dalla stessa) durante il giuramento questo perché, in barba alle credenze personali del commentatore non pensante la Costituzione prescrive la formula esatta del giuramento solo per il Presidente (Articolo II), e tale formula non include la frase “So help me God” (che è stata aggiunta per tradizione ma non è obbligatoria).
Naturalmente c’è sempre la remotissima possibilità che grazie al commentatore non pensante la Costituzione americana possa venire cambiata grazie alla sua proposta di emendamento via Facebook che certamente incontrerà la votazione favorevole dei 2/3 (due terzi) sia della Camera dei Rappresentanti che del Senato per poi essere ratificato dai 3/4 degli Stati (attualmente 38 su 50).
Dopo l’attacco di Trump al Venezuela il folto esercito di cui il Commentatore non pensante fa parte, si è prepotentemente ringalluzzito, convinto di avere ancora cose da dire, potendosi finalmente schierare dalla parte di Maduro senza nemmeno avere idea di quello che in Venezuela è realmente successo nei decenni precedenti, le numerose elezioni truccate dopo le quali Maduro è rimasto al potere nonostante la sconfitta e il reale stato della popolazione del paese che sta festeggiando da tre giorni.
E cosa dice il Commentatore non pensante? Che la gente festeggia per qualsiasi cosa tanto capisce pochissimo di quello che succede. Lui invece capisce e sa tutto.
Per questo riempie di commenti al limite del ridicolo tutto quello che trova su Facebook, perché si è convinto che di fronte a tanta scienza infusa i giganti del web si siano inventati i social affinché lui possa scatenare il suo odio razzista, la sua acrimonia e la sua ignoranza contro, ad esempio, il Sindaco di New York: musulmano, potente, in ascesa e persino colto. Gran brutta bestia l’invidia.
(4 gennaio 2026)
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