di Marco Maria Freddi

La convinzione è che le prossime elezioni politiche possano rappresentare un’occasione storica. Per la prima volta esiste la possibilità concreta di costruire una proposta di governo chiaramente collocata a sinistra senza la necessità di subordinare il proprio impianto politico e programmatico alle culture centriste e liberali. È anche per questa ragione che ho votato e continuo ad avere fiducia in Elly Schlein. Non perché ritenga irrilevanti le differenze presenti nell’opposizione, ma perché considero possibile la costruzione di una proposta fondata sulla giustizia sociale, sul lavoro, sulla riduzione delle disuguaglianze e sulla redistribuzione della ricchezza.
Sul piano nazionale le priorità sono note e da tempo largamente condivise da chi si riconosce in una cultura socialista e progressista. Un salario minimo legale che protegga il lavoro povero. Il contrasto alla precarietà. Un grande piano per il diritto alla casa e per gli affitti accessibili. Il rifinanziamento della sanità pubblica e della scuola. Una riforma fiscale realmente progressiva. Una patrimoniale sui grandi patrimoni. Investimenti pubblici nella conversione ecologica dell’economia senza scaricarne i costi sui lavoratori e sui ceti popolari. Sono misure necessarie per affrontare problemi che da decenni impoveriscono il Paese.
Il commentatore non pensante
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La mia principale preoccupazione riguarda invece la politica estera. Ed è una preoccupazione che considero persino più importante delle singole misure economiche nazionali. Una forza politica può definirsi di governo soltanto se dimostra di avere una visione credibile del mondo e del ruolo che l’Italia intende svolgere al suo interno. È qui che nutro le maggiori perplessità, che mi auguro sinceramente vengano smentite dai fatti, rispetto al Movimento 5 Stelle e in parte anche ad Alleanza Verdi e Sinistra. Troppo spesso il dibattito sulla politica estera viene affrontato con categorie che appartengono alla protesta piuttosto che alla responsabilità di governo. Ma governare significa assumersi il compito di offrire soluzioni, non limitarsi alla denuncia.
La questione palestinese e israeliana richiede certamente il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese e la ricerca della giustizia e di una pace duratura. Allo stesso tempo richiede una proposta politica praticabile e una capacità diplomatica all’altezza della complessità del conflitto. Lo stesso vale per l’Ucraina. Non basta invocare la pace. Occorre spiegare quale sicurezza si intende garantire all’Europa, quale ruolo debba avere l’Ucraina nel futuro assetto europeo e quali strumenti siano necessari per difendere la stabilità del continente.
Per questa ragione considero centrale il rafforzamento dell’integrazione europea. Una politica estera comune, una difesa europea comune, investimenti condivisi nella sicurezza, nelle tecnologie strategiche, nei sistemi satellitari, nella cybersicurezza e nelle capacità di deterrenza rappresentano oggi strumenti di sovranità europea, non il loro contrario. Pensare che ciascun Paese possa affrontare da solo le sfide geopolitiche contemporanee significa ignorare la realtà dei rapporti di forza globali.
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La sinistra che aspira a governare non può sottrarsi a queste domande. Deve essere capace di parlare contemporaneamente di redistribuzione della ricchezza e di politica internazionale, di welfare e di sicurezza europea, di diritti sociali e di responsabilità geopolitica. Deve dimostrare di saper coniugare pace e deterrenza, cooperazione internazionale e difesa degli interessi democratici europei.
Per questo considero la politica estera il vero banco di prova della futura coalizione. Sul lavoro, sul welfare, sulla sanità, sulla scuola e sulla lotta alle disuguaglianze esiste uno spazio importante di convergenza. È sulla capacità di elaborare una visione comune dell’Europa, dell’Ucraina, del Medio Oriente e della sicurezza europea che si misurerà la reale attitudine a governare.
Una forza di governo non si misura dalla radicalità delle parole d’ordine, ma dalla capacità di trasformare valori e principi in proposte concrete. Si riconosce dalla capacità di offrire soluzioni credibili ai problemi più difficili del proprio tempo.
(19 giugno 2026)
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